Museo di Capodimonte
- Galleria d'Arte
- Palazzo Storico
- Prezzo: €2 - €10
- Orari di apertura: Gio-Mar 08:30-19:30, chiuso il mercoledì
Storia
Le origini del palazzo risalgono al 1738, quando Carlo VII di Napoli — futuro Carlo III di Spagna — decise di costruire un casino di caccia tra i boschi sopra la città, per poi ampliare quasi subito il progetto in una vera e propria reggia, spinto in buona parte dalla necessità di ospitare la collezione d'arte Farnese giuntagli dalla madre, Elisabetta Farnese, dopo l'estinzione, nel 1731, della linea maschile diretta dei duchi Farnese di Parma. Cinque anni dopo l'avvio dei lavori, nel 1743, Carlo e la moglie Maria Amalia di Sassonia fondarono nei terreni della reggia una manifattura reale di porcellane, decisi a rivaleggiare con quella di Meissen già prodotta in Sassonia dalla famiglia di lei.
Il palazzo restò residenza reale per quasi due secoli, passando dai Borbone ai Savoia dopo l'Unità d'Italia, e fu inaugurato ufficialmente come museo pubblico solo il 5 maggio 1957, quando il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi lo aprì sotto la gestione statale. La riorganizzazione divise l'antica eredità farnesiana tra due istituzioni napoletane: il grosso della scultura antica andò a quello che sarebbe diventato il Museo Archeologico Nazionale in centro, mentre Capodimonte trattenne la quadreria, riunendo sotto lo stesso tetto, sulla collina, il nucleo rinascimentale della collezione e le acquisizioni e i doni reali successivi.
Lo sapevi?
La Danae di Tiziano, dipinta per i Farnese a metà degli anni Quaranta del Cinquecento, ha una storia bellica quasi altrettanto drammatica quanto il soggetto raffigurato: nel 1943, insieme a decine di altri capolavori napoletani messi al sicuro nell'abbazia di Montecassino, fu requisita da una divisione al comando di Hermann Göring e, secondo diverse testimonianze, appesa per un certo periodo nei suoi alloggi privati. Il dipinto riemerse due anni dopo in una miniera di sale ad Altaussee, sulle Alpi austriache, dove le truppe tedesche in ritirata avevano accumulato opere d'arte razziate, e i recuperi italiani lo riportarono infine a Napoli nel 1947.
Gli appartamenti della porcellana custodiscono il Salottino di Porcellana, un piccolo boudoir rivestito da oltre 3.000 pezzi in porcellana modellati singolarmente, realizzato tra il 1757 e il 1759 per le stanze private della regina Maria Amalia nella reggia di Portici, in un fastoso stile cineseggiante. Quando i beni borbonici passarono al nuovo Regno d'Italia nel 1866, l'intera stanza fu smontata pezzo per pezzo e ricomposta a Capodimonte, dove occupa tuttora una sala propria tra gli appartamenti storici.
Utile sapere
Il museo apre da giovedì a martedì dalle 8:30 alle 19:30, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, ed è chiuso il mercoledì; il biglietto standard si colloca nella fascia 2-10 euro a seconda dell'età e della residenza nell'UE, mentre il parco che lo circonda è gratuito e aperto tutti i giorni anche fuori dagli orari del museo. Poiché le sole gallerie di pittura si sviluppano su oltre cento sale, prevedere almeno mezza giornata rende la visita molto più piacevole rispetto a tentare di vedere tutto in un'ora o due frettolose.
Il Real Bosco di Capodimonte, che circonda il museo con i suoi oltre 130 ettari, è uno dei luoghi migliori di Napoli per una passeggiata tranquilla, e diversi suoi viali si aprono su vedute che spaziano sui tetti della città fino al golfo e al Vesuvio, particolarmente suggestive nella luce del tardo pomeriggio. La collina si raggiunge con un breve tragitto in taxi o autobus dal centro storico, più che a piedi, e per questo si abbina meglio a una giornata intera dedicata a museo e parco piuttosto che a una tappa veloce tra altre mete come San Lorenzo Maggiore o il Museo Archeologico.