Piazza del Plebiscito
- Piazza e Viale
- Prezzo: Gratuito
- Orari di apertura: Sempre aperta
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Storia
Prima di assumere l'aspetto attuale, il luogo era conosciuto semplicemente come Largo di Palazzo, lo spiazzo che i viceré spagnoli lasciarono davanti al Palazzo Reale dopo che Domenico Fontana ne completò la costruzione intorno al 1600. Rimase uno spazio sterrato e irregolare, stretto tra conventi, fino al 1809, quando Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e re di Napoli per volontà francese, ordinò di abbattere gli edifici religiosi per far posto a un grande foro civico che intendeva intitolare a se stesso. Il progetto di Murat prevedeva un vasto colonnato semicircolare scavato nel pendio della collina di Pizzofalcone, richiamando i grandi fori dell'antica Roma, ma la sua caduta politica interruppe tutto: deposto nel 1815 e fucilato a Pizzo Calabro nell'ottobre di quell'anno, non vide mai il progetto oltre le fondamenta.
Toccò al re borbonico restaurato Ferdinando I portare a termine l'opera, ma con intenti ben diversi. In adempimento di un voto fatto durante gli anni dell'esilio, accantonò l'anfiteatro di Murat e commissionò invece a Pietro Bianchi una chiesa dedicata a San Francesco di Paola, con la sua cupola ispirata al Pantheon e il colonnato di 38 colonne completati nel 1846 dopo tre decenni di lavori a fasi alterne. Le due statue equestri in bronzo che si ergono nella piazza davanti alla basilica non erano meno legate alle sorti della dinastia: Antonio Canova, il maggiore scultore dell'epoca, modellò il cavallo di Carlo III prima di morire nel 1822, lasciando al suo allievo Antonio Calì il compito di completare il cavaliere e di scolpire per intero la statua gemella di Ferdinando I.
Lo sapevi?
La tradizione popolare vuole che la regina Margherita di Savoia, in visita alla piazza sul finire dell'Ottocento, avesse concesso un insolito privilegio ai detenuti della città: chi fosse riuscito a percorrere bendato i circa 170 metri che separano il Palazzo Reale dalle statue equestri, passando esattamente tra i due cavalli, avrebbe ottenuto la grazia reale. Come vuole la leggenda, quasi nessuno ci riusciva — l'immenso spiazzo non offre alcun punto di riferimento tattile per mantenere la linea retta, e ancora oggi chi prova per gioco la stessa sfida bendata finisce quasi sempre fuori rotta, lontano dalle statue.
Se la storia fosse andata diversamente, i napoletani chiamerebbero ancora questa piazza Foro Murat, dal nome del re francese che per primo sgomberò il terreno: i lavori del suo foro semicircolare erano appena iniziati quando i Borbone tornarono e dirottarono l'intero progetto verso la chiesa votiva di Ferdinando. La piazza assunse il nome attuale solo dopo il 1860, quando Napoli votò nel plebiscito per l'annessione al neonato Regno d'Italia sotto Vittorio Emanuele II.
Utile sapere
La piazza è aperta a qualsiasi ora e l'accesso è sempre gratuito; dal 1994, quando il Comune la chiuse al traffico in vista del vertice G7 di quell'anno, è diventata interamente pedonale, una rarità per uno spazio di queste dimensioni nel centro di Napoli. La Basilica di San Francesco di Paola, sul lato occidentale, segue un proprio orario indipendente, aperta ai visitatori per le funzioni religiose e per una visita tranquilla durante il giorno, mentre il Palazzo Reale di fronte funziona come museo a pagamento con orari propri.
La piazza è il palcoscenico naturale di Napoli per ogni evento che richieda spazio e folla, dal concerto gratuito all'aperto che richiama migliaia di persone la notte di Capodanno alle feste per le vittorie calcistiche fino ai raduni pubblici di ogni tipo. Si trova a pochi minuti a piedi dal Teatro di San Carlo, dalla Galleria Umberto I e dal lungomare di via Partenope, il che la rende un punto di partenza naturale per una giornata a piedi nel centro storico; la luce calda della sera sul colonnato, quando la folla si dirada, è il momento migliore per fotografarla.